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La storia della capretta che scoprì il caffè

La storia della capretta che scoprì il caffè

La storia del caffè è ricca di miti e leggende che ben si adattano al suo aroma particolare e che si perdono nella notte dei tempi.

La più celebre è quella che riguarda la nascita di questa intrigante bevanda, capace di rigenerare e donare buon umore.

Ci troviamo in Africa, per l’esattezza in Etiopia, nel secolo VIII d.C.

Si narra che un giorno un pastore di nome Kaldi, facendo pascolare le sue caprette, ne vide una insolitamente allegra, che saltellava e belava in maniera mai vista prima. 

Si accorse che quella capretta aveva mangiato delle strane bacche rosse da un arbusto. Decise quindi di tenere d’occhio il comportamento della capretta, ma trascorsa qualche ora l’animale tornò ad assumere lo stesso comportamento di sempre.

Nei giorni successivi vide che anche altre caprette, dopo aver mangiato quelle bacche colorate, manifestavano gli stessi sintomi, saltellando di qua e di là.

Decise quindi di assaggiare una bacca: il suo sapore particolare lo spinse a portarne un po’ da alcuni Sufi del vicino monastero che, infastiditi da questo gesto, gettarono le bacche sul fuoco.

Dopo pochi minuti la stanza fu invasa da un aroma incredibilmente invitante, così i Sufi decisero di bollire in acqua i chicchi tostati contenuti dentro quelle bacche. Il sapore di quella bevanda era buonissimo e diede loro le energie per pregare tutta la notte. Fu così che nacque la prima tazza di caffè.

Questa vicenda si svolse sull’altopiano di Kaffa ed è da qui che ha origine il nome della nera bevanda: Caffè.

A raccontare per la prima volta della nascita del caffè fu un esponente romano della Chiesa maronita nel 1671, in uno dei primi trattati dedicati al caffè, il “De Saluberrima Potione Cahue seu Cafe nuncupata Discurscus”.

Non sappiamo se questa leggenda sia vera o meno, ma è divertente immaginare che dobbiamo a delle caprette danzerine la scoperta di questa bevanda che tanto amiamo.

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